Letture

Lettera del parroco agli anziani

Carissimi anziani,

            vi scrivo attraverso il sito della Parrocchia perché non sono pratico di gruppi WhatsApp, un po’ più di comunità. Avendo compiuto quest’anno i 60 anni, comincio a sentirmi instradato su quella fase della vita che voi state, che noi stiamo, vivendo. Mi sento molto vostro fratello, e vi sento molto miei fratelli.

            In questi ultimi mesi siamo rimasti tutti inorriditi nel vedere il diffondersi di una pandemia, che ha colpito tutti, ma in particolare la nostra categoria. All’inizio sembrava, addirittura, che il coronavirus fosse la malattia dei “vecchi”, e poi abbiamo scoperto che il male non ha stagioni e non ha età. Siamo rimasti tutti muti e sgomenti, di fronte a quei camion militari che trasportavano bare, perché neppure i cimiteri erano in grado di sostenere il peso di tanti morti. Siamo rimasti tutti sconcertati quando la televisione, che ha riempito le nostre vite 24 ore su 24, ci ha parlato di situazioni in cui si doveva decidere se salvare uno o l’altro, e la soglia dell’età era una discriminante forte, per dire che qualcuno aveva più diritto di vivere di qualcun altro, e qualcuno, in questo caso un anziano, aveva meno diritto di vivere di un altro.

A questo proposito, vorrei ribadirvi a voce alta alcuni cardini della mia fede, e mi auguro, della nostra umanità. E vorrei che questo suonasse come un apprezzamento ed una speranza per tutti voi, memoria vivente della storia e della tradizione, catena della vita, forziere dei ricordi e della sapienza.

  1. Il primo cardine è che ciascuno di noi è unico e irripetibile, è un capolavoro di Dio, è una persona per la quale il Figlio di Dio si è incarnato, è una persona nella quale Egli si è identificato, è una persona per la quale Cristo è morto ed è risorto.
  2. Il secondo cardine è che la vita umana ha un valore assoluto, dal momento del suo concepimento al momento della sua morte naturale. Quando anche la legislazione umana affermasse il contrario, la legge della creazione di Dio è ben più autorevole.
  3. Il terzo è che a tutti e a ciascuno va assicurata cura in caso di malattia, sostegno in caso di necessità, dedizione in caso di debolezza, perché la vita non può essere disprezzata: è realtà troppo preziosa.

 Queste affermazioni nascono dalla constatazione che il Figlio di Dio, Gesù Cristo, ha accostato e incontrato ciascuno dei protagonisti citati nell’Evangelo come creature preziose; ha dichiarato che il gesto più piccolo e insignificante, fatto o meno ad una persona, è fatto o meno a Lui. Ha mostrato la sua passione e la sua dedizione ai piccoli, ai deboli, a quelli che erano considerati i rifiuti della società. Ha dedicato tutta quanta la sua vita pubblica, alcuni anni, a stare con ciechi, storpi, zoppi, sordomuti, lebbrosi, indemoniati, peccatori, mostrando la premura e la tenerezza di Dio per ogni sofferenza umana, e la sua determinazione ad instaurare il Regno di Dio nel mondo, ovvero ad offrire gratuitamente una liberazione che le straordinarie facoltà dell’uomo non sono in grado di assicurare.

Dimenticarci di questi principi fondamentali significa aprire le porte alla barbarie e alla selezione, che, drammaticamente nella sua attuazione, privilegia un senso utilitaristico, non umano della vita. La società dei consumi, infatti, favorisce chi è in grado di produrre e di consumare, chi ha denaro per fare questo, chi è in grado di decidere e di votare, non chi è costretto a dipendere, chi è succube della fragilità.

Di fronte a questa cinica valutazione vorrei porre a tutti una domanda: che cosa è che fa ricca la nostra società? Certamente l’economia, che non va né disprezzata, né sottovalutata. Tuttavia una società che fosse capace solo di accumulare zeri sui conti correnti, e perdesse la ricchezza della sapienza, il patrimonio della saggezza, la risorsa dell’esperienza, non rischierebbe di essere tanto più ricca quanto più povera? La spasmodica e disumana ricchezza di denaro, talvolta, si accompagna tristemente alla peggiore povertà … quella umana e spirituale. La denuncia di questa situazione è molto bene illustrata da uno scritto del Nuovo Testamento: la Lettera di Giacomo. Se vi capita di leggerla, apprezzatene la concretezza e la profondità.

E per non sembrarvi di parte, vorrei pure ricordare altre voci, non cristiane, preoccupate di apprezzare il patrimonio umano dell’anzianità. Tra le tante cito un grande autore del passato, che ha tenuto occupata la mia mente in giovinezza: Marco Tullio Cicerone, autore di un’opera intitolata “De senectute – Il Catone Maggiore, ovvero dialogo intorno alla vecchiezza fra Catone, Scipione e Lelio, dedicato a Tito Pomponio Attico”. Tra le tante considerazioni utili a descrivere la sapienza tipica degli anziani, trovo particolarmente interessanti queste:

“Parliamo schiettamente: l’uomo nella sua vita non ha piaceri disgiunti da incomodi; e seppure ne ha, o presto se ne sazia, o presto ne trova il fine. Io però di essa (vita) non mi lamento come fanno molti ed anche dotti; e non voglio pentirmi d’avere vissuto, poiché vissi in tale modo da non credermi nato inutilmente: e parto da queste spoglie mortali come da un asilo ospitale, prestatomi dalla natura nel mio pellegrinaggio, e non per uno stabile soggiorno. Oh felicissimo giorno quando entrerò in quel consesso di spiriti divini e partirò da questa umana moltitudine e da questo mondo corrotto! Non solamente mi recherò incontro a quei sommi uomini che poco fa vi accennai, ma al mio figliuolo Catone, incomparabile per ingegno e per affetto. Io stesso ne raccolsi le preziose ceneri, quando a lui incombeva di prestarmi quest’estremo uffizio! Ma quell’animo gentile di certo non si allontanò da me, né ha cessato d’amarmi, ed è salito in quella dimora dove aspetta la mia venuta. E se vi è sembrato che venisse da me sopportata con fermezza la mia sciagura, fu perché trassi conforto dal pensiero di doverlo raggiungere in breve”.

Del resto tutta la Bibbia tesse l’elogio della vecchiaia. Nel libro dell’Ecclesiaste se ne parla con entusiasmo sincero: “Quanto è illuminato il giudizio della canizie. Quanto illustre la sapienza dei vecchi e glorioso l’intelletto ed il consiglio. Corona degli anziani è la molta esperienza e la loro gloria il timore di Dio. Il libro del Levitico insegna ad alzarsi davanti al vecchio e ad inchinarsi riverenti a lui: “Di fronte ad un anziano alzati ed onora la persona del vecchio. In altri libri sapienziali si legge: “Tra gli antichi vi è la sapienza e nel molto tempo la prudenza” (Giobbe), e ancora “Corona di dignità è la vecchiaia, che si trova nelle vie della giustizia” (Proverbi); “Dignità dei vecchi la canizie” (Proverbi). “Corona dei vecchi i figli dei figli, dignità dei vecchi la canizie” (Proverbi) … Abbiamo qualcosa di bello su cui meditare!

Per fare sintesi vorrei dire: la società ha il dovere di amarvi, e voi avete il diritto di essere amati,

  • perché siete degni d’amore;
  • perché siete stati generosi nella vostra vita di tutte quelle cose che prima o poi si dovrà abbandonare per forza;
  • perché voi non rubate il posto ad alcuno;
  • perché dove voi state, siete giunti, avete conseguito tale traguardo, col lavoro onesto, con tanti sacrifici, con la vita onorata;
  • perché voi valete, sempre e comunque;
  • perché, soprattutto per le giovani generazioni, spesso vittime di insipienza, usate da burattinai senza scrupoli, voi costituite il patrimonio del buon senso e della saggezza.

Vedendo in televisione tanti vostri coetanei, soprattutto nelle case di riposo, veramente provate dall’epidemia, mi auguro che dal cuore di tutti siano usciti prepotenti un desiderio ed una affermazione: ogni anziano non ha diritto a minori gioie rispetto al giovane e all’adulto. Gioie e felicità devono essere diverse, non minori mai. Esse sono calibrate in base all’età. Se paragoniamo la vita ad un albero, non è meno bello l’albero quando ci dà l’ombra delle sue foglie verdi, o il profumo dei suoi fiori, o il sapore dei suoi frutti. La stagione dell’adolescenza è quella delle foglie, la stagione della giovinezza e della maturità è quella dei fiori, la stagione della vecchiaia è quella dei frutti. Tutte le stagioni sono necessarie, perché l’albero privo di foglie, o di fiori, o di frutti, non è vecchio, ma è morto.

 Vi auguro e mi auguro una anzianità ed una vecchiaia che non sia vissuta come “anticamera della morte”, ma come crepuscolo di un sole che tramonta, e che crea nel cielo uno spettacolo incredibile, capace di lasciare esterrefatti per la sua bellezza; senza rimpianti e senza dolori. A questo clima di serenità e di luce vorrei contribuire, proponendovi di partecipare, quando tornerà possibile, ai momenti che la Parrocchia mette in cantiere per voi, e tra questi segnalo la Università della terza età, con la quale vogliamo “impedirci” di dedicare il nostro prezioso tempo a parlare di malanni, esami clinici e referti, medicine ed acciacchi, ma a riempirlo di cose che allargano la mente, il cuore, gli orizzonti.

Nello stesso tempo desidero esprimere quanto mi manca l’incontro mensile con tanti anziani: il primo venerdì del mese a Sabbioneta, il secondo venerdì a Ponteterra, il terzo venerdì a Villa Pasquali, il quarto venerdì a Breda Cisoni. È un momento bello, innanzitutto perché ho l’occasione di portare il Signore Gesù nelle vostre case per la comunione, e poi perché è l’occasione per vederci, per raccontarci tante cose del presente e del passato, per incoraggiarci ad affrontare il futuro. Con ciascuno di voi c’è un’intesa particolare, gesti e riti caratteristici … spero tanto di poter riprendere presto questa buona abitudine, nel frattempo vi abbraccio e vi stringo forte.

Con questi sentimenti e atteggiamenti viviamo il tempo che il Signore ci dà da vivere, e preghiamo che la grazia del Risorto, dia luce, calore, energia al nostro oggi e al nostro domani. Dio vi benedica,    

Don Samuele

 

 

Cliccando su questo link è anche possibile ottenere la lettera agli anziani in formato PDF per stamparla e mostrarla a chi non può leggerla dal sito.