Oratorio di San Rocco

Costruito agli inizi del sec XVII su di un precedente edificio, di proporzioni più modeste, l’Oratorio, per volere di Isabella Gonzaga, figlia ed erede del Duca Vespasiano Gonzaga, fu sede della confraternita dei Disciplini, detta della Buona Morte. La facciata, di gusto manierista, con volute, custodisce nelle nicchie superiori le statue marmoree dei Santi Rocco e Sebastiano, venerati a Sabbioneta contro le epidemie di peste, mentre una lapide (in basso sulla destra) ricorda la notevole quantità di reliquie, un tempo custodite in questo oratorio ed ora nella chiesa parrocchiale.

L’interno si presenta ad unica navata, scandita da lesene decorate con capitelli in stucco dorato, due piccole cappelle per lato, un transetto e un lungo presbiterio. Iniziando da destra incontriamo una tela di artista emiliano del sec XVII raffigurante la Madonna con il Bambino tra i santi Remigio e Rocco, proveniente dall’eremo di S.Remigio; a lato la lapide ricorda la sepoltura di Vincenzo Dondi e della moglie, benefattori dell’Oratorio.

Nella cappella successiva è collocata la tela raffigurante S. Sebastiano, opera di Giovanni Morini del 1770, proveniente dalla distrutta chiesa dedicata al santo; dietro l’inferriata la statua lignea di S. Francesco d’Assisi, dalla chiesa parrocchiale. Il transetto è dedicato al miracolo di Soriano: la tela dell’altare, opera di Domenico Savi (sec XVII) raffigura la visione che ebbe S. Lorenzo da Grotteria (inginocchiato a sinistra), nella chiesa di Soriano Calabro, di S. Caterina di Alessandria (a sinistra) della Vergine Maria (al centro) e di S. Maria Maddalena (a destra) che mostrano l’immagine di S.Domenico, mentre ai lati due tele di minori dimensioni raffigurano alcuni miracoli legati alla vicenda.

Nella stanza successiva, accanto ad alcune opere moderne è collocata la grande tela che raffigura la Madonna con i Santi Carlo Borromeo e Giovanni Battista, opera di Alessandro Barnabei del 1615, proveniente dalla distrutta chiesa dell’ospedale. In una vetrina sono conservati alcuni busti reliquiari.

Il presbiterio e la cupola sono stati affrescati da Giovanni Morini con i quattro evangelisti nei pennacchi e con le storie di S.Vincenzo, commissionate da Vincenzo Dondi nel 1769; la pala dell’altare maggiore, entro una piacevole ancona marmorea, raffigura il martirio del santo con la Beata Vergine Maria con il Bambino tra i santi Rocco e Francesco, opera
della scuola di Gervasio Gatti.

Proseguendo sulla destra, all’interno della antica sagrestia e stata ricostruita una farmacia monastica di gusto settecentesco, mentre nel transetto si possono ammirare la pala di S. Agostino, anticamente nella parrocchiale, opera attribuita a Giovanni Battista Trotti, detto il Malosso; ai lati un affresco dell’Annunciazione, attribuito a Bernardino Campi e una tela con l’adorazione dei magi, opera di Giovanni Morini. Seguono un modesto affresco con la Vergine e una tela che raffigura la Beata Stefana Quinzani.